27 mar - 26 mag 2024
Briganti Eleganti
L'arte della moda maschile
"Tante volte distrutto, tante volte risorgeva; e risorgeva spesso più poderoso" si legge in un documento di fine Ottocento sul brigantaggio.
L'Ottocento, secondo alcuni, è stato il secolo dei ribelli, la storia di chi, confinato ai margini, ha fatto delle bande e delle armi i capisaldi di un movimento coordinato e collaborativo per contrastare i cambiamenti politici in corso, ma, dal concetto di distruzione, da contraltare, deriva quello di recupero: la creatività in generale può essere intesa come un bacino semantico di rilettura del tempo nella sua spiazzante totalità.
La mostra-performance Briganti eleganti, esposta nelle sale Extra Maxxi di Roma, tra i suoi obiettivi, ha anche quello di avviare una conversazione sul tema della sostenibilità e dell'upcycling. Particolarmente attivi nell'Italia Meridionale della Post-Unità, i briganti sono stati relegati in una dimensione esclusivamente socio-politica, la figura del brigante ha agito in realtà anche a livello vestimentario creando dei veri e propri look: tra stupefacenti cappelli a larga tesa, giacche utility di velluto che sembrano rubate al guardaroba di un dandy del XXI secolo e mantelli salvavita.
Il brigante diventa così un metamodello di stile e il curatore indaga le forme della moda rintracciabili nei costumi indossati da questi archetipi disertori del maschile. Il percorso espositivo, che si avvale della consulenza storica di Bonizza Giordani Aragno, della curatela di Stefano Dominella, con lo styling di Guillermo Mariotto, da vita ad una scenografia disegnata ad hoc dall'architetto Virginia Vianello e realizzata dall'artista-scenografo Alessandro Catarinelli.
Il cuore pulsante è il corridoio centrale, che traccia ai suoi lati un percorso immaginifico, un luogo-non luogo in cui manichini al suo interno si fanno portavoci silenti di una compostezza stilosa, concepiti come briganti e non solo. Ecco alcuni costumi provenienti dal prezioso archivio storico del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, e che oggi fanno parte delle collezioni del Museo delle Civiltà di Roma, ma dallo spirito ancora fortemente attuale, perché perfetti testimoni del "bello e ben fatto" Made in Italy.
In fondo al corridoio, la scenografia fa apparire tracce di una città dallo spazio e tempo in continua contrapposizione, teatro di silenti ribelli vestiti con abiti rubati alla moda maschile contemporanea, come ad esempio l'anarchia narrativa di Antonio Marras, la compostezza ribelle di Giorgio Armani, la sperimentazione rivoluzionaria mai scontata di Prada, la ribellione dei tessuti fuori dal tempo di Etro e giovani appartenenti alla GenZ, ribelli al perfezionismo.
Sul corridoio di destra dello spazio espositivo, un'area munita di teche cutstodi di atti, foto, processi e reperti d'epoca, provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, dagli archivi della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea e dal Museo del Risorgimento. Inoltre, un videowall proietterà trailer di film e filmati d'epoca provenienti dagli archivi di Cinecittà.















































